Il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai riunisce a Bishkek i leader dei dieci Stati membri: Cina, Russia, India, Iran, Pakistan, Bielorussia e le repubbliche centroasiatiche. Insieme rappresentano una quota enorme della popolazione mondiale e un’area decisiva per energia, rotte terrestri e sicurezza continentale.
La posizione centrale di Xi Jinping nella fotografia ufficiale non è un dettaglio protocollare neutro. Pechino è il principale motore economico dell’organizzazione e propone la SCO come spazio nel quale sicurezza, commercio, infrastrutture e coordinamento diplomatico possono svilupparsi senza una direzione occidentale.
Il blocco non è però un’alleanza compatta. India e Pakistan restano rivali, Russia e Cina hanno interessi sovrapposti ma non identici, mentre gli Stati centroasiatici cercano autonomia tra potenze maggiori. La forza della SCO risiede proprio nella capacità di tenere insieme queste differenze attorno a interessi concreti.
La Dichiarazione di Bishkek e i documenti approvati rafforzano cooperazione economica, sicurezza, connettività e istituzioni comuni. Non nasce un nuovo Occidente eurasiatico, ma si consolida un sistema più multipolare nel quale Washington e Bruxelles non sono più gli unici centri capaci di definire agenda e regole.