Bishkek torna a essere il centro della diplomazia eurasiatica. La riunione del Consiglio dei capi di Stato della Shanghai Cooperation Organisation culmina il 1° settembre, seguita dal formato SCO Plus, sotto la presidenza del leader kirghiso Sadyr Japarov.

Il peso politico del vertice deriva soprattutto dalla lista dei partecipanti. Xi Jinping, Vladimir Putin, Narendra Modi, Masoud Pezeshkian e Shehbaz Sharif siedono accanto ai presidenti dell’Asia centrale, mentre Mosca ha programmato una fitta serie di incontri bilaterali.

Il colloquio tra Putin e Xi ha nell’energia uno dei dossier centrali. Il progetto Power of Siberia 2 offrirebbe alla Russia un nuovo sbocco per il gas perso sul mercato europeo, ma prezzo, finanziamento e tempi continuano a dare a Pechino un forte potere negoziale. Putin incontra anche Pezeshkian e Modi, due interlocutori decisivi per la proiezione russa fuori dall’Occidente.

La SCO si presenta come piattaforma per un ordine più multipolare, ma non è un’alleanza compatta. India e Pakistan restano rivali; Pechino e Nuova Delhi cooperano pur continuando a competere; i Paesi centroasiatici cercano investimenti e sicurezza senza sostituire una dipendenza con un’altra.

La Dichiarazione di Bishkek mostrerà fin dove arriva il consenso. Ucraina, conflitto tra Stati Uniti e Iran, sicurezza regionale, corridoi commerciali e strumenti di pagamento alternativi sono i temi sui quali il blocco proverà a trasformare la rappresentazione politica in iniziative concrete.

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