La violenza collegata ad al-Qaida e allo Stato islamico nel Sahel è diretta verso nuovi massimi. Secondo i dati ACLED citati dal Guardian, dopo 2.845 episodi nel 2025 il 2026 aveva già superato quota 2.100 e potrebbe oltrepassare i tremila eventi entro fine anno.
Gli attacchi di JNIM contro basi, città e infrastrutture mostrano che la sostituzione dei partner occidentali con l’Africa Corps non ha ribaltato l’andamento della guerra. Le segnalazioni locali su Sévaré, Guèllèdjè e Ké-Macina descrivono nuove vittime civili, ma i singoli bilanci circolati sui social richiedono ancora verifiche indipendenti.
Il quadro è reso più complesso dai canali tattici tra attori formalmente nemici. Il Fronte di liberazione dell’Azawad ammette contatti con emissari russi e indica la Turchia come possibile interlocutore, pur accusando i droni turchi di avere colpito civili. Le alleanze cambiano più rapidamente delle dichiarazioni ufficiali.
L’instabilità nel Sahel alimenta traffici, sfollamenti e pressione sui Paesi costieri dell’Africa occidentale. La variabilità delle intese locali rende insufficiente la lettura per blocchi contrapposti: potere reale, controllo delle rotte e alleanze tattiche cambiano da una regione all’altra.
