Nel discorso del 22 agosto al congresso di Russia Unita, Vladimir Putin ha affidato al partito il compito di fare tutto il possibile per raggiungere la vittoria in Ucraina. La formula consolida un’identità politica nella quale lealtà al governo e sostegno alla guerra tendono a coincidere.

L’Institute for the Study of War interpreta questa evoluzione come il tentativo di usare la prevista vittoria alle elezioni della Duma per dimostrare che la società russa approva un conflitto prolungato. L’esclusione di Yabloko, l’unica forza nominalmente contraria alla guerra, restringe ulteriormente lo spazio del dissenso elettorale.

Sul campo, la narrazione di avanzate continue contrasta con progressi territoriali limitati e costi crescenti. Allo stesso tempo, gli attacchi ucraini in profondità stanno danneggiando raffinerie, logistica e infrastrutture energetiche russe, obbligando il Cremlino a riconoscere la necessità di rafforzare la difesa aerea.

La posta in gioco non è soltanto militare. Preparare il Paese a sopportare perdite e difficoltà economiche significa rendere la guerra un elemento stabile dell’ideologia statale. In questo quadro, le elezioni funzionano meno come scelta tra alternative e più come rituale di legittimazione della strategia presidenziale.

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