La leadership russa si starebbe preparando a intensificare la campagna militare contro l’Ucraina dopo aver concluso che i negoziati di pace non stanno producendo risultati. La valutazione viene attribuita a persone vicine al Cremlino e delinea una fase nella quale Mosca potrebbe tornare a privilegiare la pressione sul campo.

Tra le opzioni esaminate figurerebbe un impiego più frequente di missili balistici convenzionali contro Kyiv, compresa l’area centrale della capitale, e contro infrastrutture strategiche in altre città ucraine. Si tratta di indicazioni provenienti da fonti anonime e non di un piano annunciato ufficialmente dalle autorità russe.

Negli apparati russi alcuni funzionari considererebbero inoltre possibile il ricorso ad armi nucleari tattiche come scelta estrema. Non emergono tuttavia segnali concreti di preparativi e l’ipotesi deve essere trattata come uno scenario attribuito, non come una decisione già assunta. La minaccia nucleare può servire anche ad accrescere la pressione psicologica su Kyiv e sui suoi sostenitori.

Nello stesso quadro si collocano le dichiarazioni di Maria Zakharova. La portavoce del ministero degli Esteri russo ha minacciato ritorsioni contro installazioni militari britanniche in Ucraina e altrove qualora proseguissero gli attacchi sul territorio russo condotti con sistemi forniti da Londra.

L’insieme di indiscrezioni e minacce segnala un aumento del rischio, ma non consente ancora di stabilire la scala della prossima fase. La distinzione decisiva resta quella tra coercizione verbale, pianificazione militare e preparativi verificabili: confonderle amplificherebbe proprio l’effetto strategico ricercato dalla comunicazione del Cremlino.

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