Il Servizio romeno di intelligence ha dichiarato di aver impedito un’operazione di sabotaggio coordinata dalla Russia. Il sospettato, un cittadino russo residente in Romania, era sotto sorveglianza da febbraio nell’ambito di un’indagine condotta con procuratori e partner internazionali.
Secondo l’SRI, l’uomo fotografava e filmava centri di comunicazione, basi militari utilizzate dagli alleati NATO, sedi della sicurezza nazionale e infrastrutture critiche. Tra gli obiettivi indicati dal suo intermediario figuravano anche aerei cargo ucraini Antonov presenti sul territorio romeno.
Le autorità descrivono uno schema già osservato in altri casi europei: reclutamento di persone vulnerabili, compiti limitati e compartimentati, uso di intermediari e comunicazioni cifrate. Questo modello riduce il costo politico per lo Stato committente e rende più difficile attribuire rapidamente la responsabilità.
Per la NATO il caso mostra che la difesa del fianco orientale non riguarda soltanto missili e truppe. Protezione delle infrastrutture, controspionaggio e condivisione tempestiva delle informazioni diventano parte della deterrenza, perché impedire un sabotaggio è spesso più efficace che reagire dopo l’attacco.
