Il secondo gruppo di sedici satelliti Rassvet, lanciato dalla Russia il 19 luglio, non ha raggiunto il profilo orbitale operativo previsto. La maggior parte degli apparati si trova fra circa trecento e quattrocento chilometri di quota e alcuni stanno già perdendo altitudine.
Rassvet è il programma con il quale Mosca vuole costruire una rete di comunicazioni in orbita bassa capace di ridurre la dipendenza da infrastrutture straniere. Il progetto viene spesso presentato come l’equivalente russo di Starlink, ma dimensioni, copertura e ritmo dei lanci restano molto differenti.
Almeno due satelliti del nuovo gruppo sembrano avviati verso il rientro atmosferico. A quote inferiori l’attrito accelera la perdita di energia orbitale e riduce la vita utile degli apparati, costringendo a correzioni più frequenti o alla loro sostituzione.
Il fallimento non annulla però la capacità già disponibile. Una parte dei satelliti del primo lotto resta operativa e può offrire finestre di collegamento limitate sopra l’Ucraina, utili per comunicazioni, ricognizione e guida più precisa di droni e sistemi a lungo raggio.
Per ottenere una copertura continua servirebbero centinaia di satelliti e numerosi altri lanci. La Russia deve quindi superare non soltanto i problemi orbitali, ma anche i limiti della produzione industriale, dei vettori disponibili e delle stazioni terrestri.
La lezione strategica è duplice: Mosca non dispone ancora di una replica pienamente funzionante di Starlink, ma sta investendo per trasferire nello spazio una parte crescente della propria architettura militare. Anche una costellazione incompleta può aumentare il rischio per l’Ucraina.
