La stima

Le raffinerie russe hanno aumentato di circa il 25% la lavorazione del greggio nella seconda metà di ottobre rispetto all’inizio del mese, secondo tre fonti industriali citate da Reuters. La produzione sarebbe risalita intorno a cinque milioni di barili al giorno dopo settimane di attacchi ucraini contro gli impianti e di carenze sul mercato interno. Il dato è una stima di settore attribuita a fonti anonime, non una statistica ufficiale consolidata.

L’effetto dei raid

La campagna di droni iniziata a metà marzo aveva colpito ripetutamente gli impianti russi, costringendo Mosca a limitare le esportazioni di benzina, carburante per aerei e diesel e ad aumentare le importazioni via mare. Le autorità russe indicano gli ultimi raid contro le raffinerie di Ryazan e Surgut a metà ottobre; Reuters non ha registrato nuovi attacchi di questo tipo dopo il 16 ottobre.

La tregua non pubblicata

Il presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato l’11 ottobre una tregua energetica fra Russia e Ucraina, mentre Washington lavorava alla ripresa dei colloqui e a un accordo sulle forniture di diesel russo. Non è stato pubblicato un testo bilaterale completo che consenta di stabilire portata, durata e meccanismo di controllo. Il calo degli attacchi è quindi osservabile, ma non basta a dimostrare che l’intesa sia definitiva o rispettata in ogni categoria di infrastruttura.

Le riparazioni russe

Il vicepremier russo Alexander Novak ha dichiarato che gli impianti stanno riportando rapidamente in servizio le unità danneggiate, sottolineando che gran parte delle attrezzature necessarie è prodotta nel Paese. La capacità di riparazione riduce l’effetto di lungo periodo dei raid, ma non elimina i costi di fermo, manutenzione, protezione e ridistribuzione del greggio fra raffinerie.

Il diesel

Le stesse fonti stimano che la produzione russa di diesel sia aumentata di almeno cinquantamila tonnellate al giorno in ottobre, fino a circa 225 mila tonnellate, pari a circa 1,7 milioni di barili al giorno. Circa ottantamila tonnellate al giorno potrebbero essere disponibili per l’esportazione. Anche queste grandezze restano stime industriali e dipendono da domanda interna, autorizzazioni e capacità logistica.

Il calcolo strategico

La ripresa modifica l’equilibrio economico della campagna ucraina: colpire la raffinazione serviva a comprimere le entrate, creare scarsità e aumentare il costo della guerra per Mosca. Una pausa offre alla Russia il tempo per riparare gli impianti e ricostituire scorte. Per Kiev, il vantaggio dipenderà da ciò che ottiene in cambio e dalla possibilità che la tregua protegga anche la propria rete energetica.

L’interesse italiano

Per l’Italia e l’Europa un aumento dell’offerta di diesel può allentare la tensione sui mercati dei prodotti raffinati, ma l’effetto non è automatico. Sanzioni, rotte, assicurazioni e accordi commerciali determinano quali volumi arrivano effettivamente sul mercato. Il dato russo conta soprattutto perché mostra come una pausa militare sulle infrastrutture possa tradursi rapidamente in maggiore capacità produttiva.

Cosa monitorare

Da monitorare sono nuovi attacchi dopo il 16 ottobre, l’andamento delle esportazioni dai porti del Baltico e del Mar Nero, l’eventuale pubblicazione dell’intesa energetica e i dati indipendenti sulla lavorazione. Finché questi elementi non convergeranno, il 25% va letto come stima affidata a Reuters da tre fonti, non come risultato ufficiale certificato.

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