Poste Italiane ha migliorato i termini dell’offerta per acquisire il controllo di Telecom Italia. La componente in contanti sale del 18% a 1,97 euro per azione TIM, mentre resta confermato il rapporto di scambio di 0,218 nuove azioni Poste per ogni titolo conferito.

Ai prezzi di mercato indicati da Reuters, la nuova proposta valuta l’operazione circa 13,15 miliardi di euro, 550 milioni in più rispetto alla versione precedente. Poste ha inoltre rinunciato alla soglia del 66,67% inizialmente fissata come condizione e ha annunciato la riapertura del periodo di adesione tra il 21 e il 25 settembre.

Il progetto punta a integrare telecomunicazioni, servizi digitali, pagamenti, logistica e rapporto con la pubblica amministrazione. Poste stima benefici annui ante imposte pari a circa 700 milioni di euro. L’operazione riapre però il confronto sul peso dello Stato, sulla concorrenza e sulla gestione di infrastrutture e dati strategici.

Perché conta per l’Italia: TIM non è soltanto un operatore commerciale. Connessioni, cloud, servizi alla pubblica amministrazione e sicurezza delle reti hanno un valore geopolitico. Un grande gruppo nazionale potrebbe rafforzare investimenti e controllo pubblico, ma richiederà garanzie su concorrenza, governance e debito.

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