La presidente peruviana Keiko Fujimori ha annunciato l’adesione del Perù allo Scudo delle Americhe durante la visita a Lima del segretario di Stato statunitense Marco Rubio. Il meccanismo punta ad accelerare lo scambio di intelligence e a coordinare le azioni contro cartelli della droga e organizzazioni criminali che operano oltre i confini nazionali.

Washington presenta l’iniziativa come una risposta a minacce condivise e sostiene che eventuali interventi avverranno su richiesta dei Paesi partner. La cooperazione si inserisce in un rapporto di difesa già più stretto: gli Stati Uniti hanno designato il Perù come principale alleato extra-NATO e autorizzato una possibile vendita da 1,5 miliardi di dollari per lavori alla base navale di Callao.

La scelta ha anche una dimensione geopolitica. Il Perù è il terzo produttore mondiale di rame e la Cina ha ampliato la propria presenza nelle miniere, nell’energia e nelle infrastrutture del Paese. Nel primo semestre del 2026 gli scambi con Pechino sono cresciuti più rapidamente di quelli con gli Stati Uniti, mentre Lima cerca contemporaneamente di ottenere la rimozione dei nuovi dazi americani sui prodotti agricoli.

Perché conta per l’Italia: la stabilità del Perù interessa le imprese italiane ed europee attive in infrastrutture, energia e servizi, ma la crescente polarizzazione tra Stati Uniti e Cina restringe lo spazio per una presenza economica autonoma dell’Unione europea. L’Italia ha interesse a sostenere la lotta al narcotraffico mantenendo distinti sicurezza, militarizzazione e concorrenza commerciale.

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