Le scorte di intercettori Patriot assegnate alle forze statunitensi e alleate in Europa sarebbero scese a un livello definito da alcuni funzionari «oltre il critico». L’avvertimento riguarda la capacità di sostenere una difesa prolungata contro missili balistici russi, soprattutto in presenza di attacchi ripetuti o coordinati.

Le valutazioni disponibili provengono da funzionari che non hanno reso pubblici i dati, poiché consistenza e distribuzione delle munizioni sono informazioni riservate. NATO e Pentagono contestano la rappresentazione di una difesa europea ormai svuotata e sostengono che l’Alleanza conservi le capacità necessarie.

Al di là delle versioni contrapposte, il problema industriale è concreto. Un intercettore avanzato richiede tempi, componenti e capacità produttive difficili da aumentare rapidamente, mentre una campagna missilistica può consumare in poche settimane scorte accumulate per anni.

L’impiego di Patriot su altri teatri e il sostegno continuato all’Ucraina hanno accentuato la competizione tra esigenze operative. Washington deve proteggere le proprie forze, sostenere gli alleati e conservare una riserva sufficiente per crisi impreviste, senza poter soddisfare simultaneamente ogni richiesta.

Per l’Europa l’allarme non indica soltanto una carenza di munizioni, ma una vulnerabilità strategica. Rafforzare la difesa richiede nuovi contratti, produzione distribuita, scorte comuni e una scelta politica sulle priorità: proteggere infrastrutture, basi militari e città implica infatti consumi e livelli di rischio differenti.

Condividi