La guerra tra Stati Uniti e Iran rischia di trasformarsi in un conflitto prolungato senza un obiettivo politico raggiungibile nel breve periodo. È l'avvertimento di Leon Panetta, già segretario alla Difesa e direttore della CIA durante l'amministrazione Obama.

Secondo Panetta, lo scenario più probabile è che le ostilità continuino per altri sei mesi senza una vera soluzione. Washington e Teheran restano bloccate in uno stallo nel quale nessuna delle due parti dispone di una via d'uscita semplice o priva di costi elevati.

L'ex responsabile del Pentagono teme che il conflitto segua la traiettoria delle guerre in Iraq e Afghanistan: un impegno inizialmente presentato come limitato che si estende nel tempo, accumula costi e perde progressivamente un criterio chiaro per definire la vittoria.

Panetta collega il rischio anche alla situazione interna del Dipartimento della Difesa. Il disordine ai vertici, sostiene, trasmette l'impressione che la strategia non sia guidata da una catena di comando pienamente coerente, proprio mentre le forze americane affrontano un teatro complesso.

Il Pentagono respinge questa lettura e afferma che il dipartimento opera a pieno regime. Resta però aperto il problema politico: continuare con attacchi intermittenti, tentare di imporre il controllo sulle rotte del Golfo oppure riaprire un percorso negoziale credibile.

La previsione di Panetta non è un dato operativo certo, ma una valutazione strategica. La sua importanza sta nel mettere in evidenza l'assenza di un meccanismo di de-escalation capace di impedire che la guerra diventi una nuova normalità regionale.

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