L’ottimismo prudente di Islamabad
Le forze armate pakistane si dichiarano ‘cautamente ottimiste’ sulla mediazione fra Iran e Stati Uniti. Lo ha detto il 30 ottobre a Reuters il direttore generale dell’ISPR, tenente generale Ahmed Sharif Chaudhry, nella prima intervista dopo la missione di alto livello svoltasi a Teheran il 26 ottobre. La formula descrive una valutazione pakistana: non certifica un’intesa, un cessate il fuoco più solido o il sostegno americano a una proposta precisa.
Il vertice di Teheran
Il capo dell’esercito pakistano, feldmaresciallo Asim Munir, si è recato a Teheran due volte nel mese. Nell’ultima visita era accompagnato dal ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman e dal capo dell’intelligence turca Ibrahim Kalin. I tre hanno incontrato il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano Mohsen Rezaei. Le fonti iraniane e Reuters confermano il vertice, ma Chaudhry non ha rivelato il contenuto riservato dei colloqui né se Washington li abbia appoggiati.
Il Patto della Mecca
Il contesto è il Patto congiunto di difesa della Mecca, firmato il 7 agosto da Pakistan, Arabia Saudita e Turchia. L’accordo stabilisce che un attacco armato contro un membro sarà considerato un attacco contro tutti. Interrogato sulla possibilità di un’adesione iraniana, Chaudhry ha affermato che il testo non esclude nuovi membri e che chi condivide una visione di deterrenza collettiva e pace regionale può essere accolto. Ha però precisato che la decisione spetta alle leadership politiche dei tre Paesi.
Apertura, non adesione
Questa apertura non equivale a un invito formale all’Iran né a un allargamento già negoziato. Teheran sostiene che la sicurezza regionale debba essere garantita dai Paesi dell’area senza interferenze esterne. Per i membri del Patto, invece, il problema è anche contenere l’espansione del conflitto e proteggere Arabia Saudita e luoghi santi. Il portavoce pakistano ha ribadito l’impegno a difendere il regno, ma ha escluso che Islamabad sia parte del conflitto interno yemenita.
Perché conta
Il dossier conta perché mette in relazione tre piani: la mediazione con Washington, la costruzione di un’architettura di sicurezza fra potenze regionali e il rischio di nuove ostilità nel Golfo. Pakistan, Arabia Saudita e Turchia possono offrire canali che l’Iran considera meno ostili di quelli occidentali. Resta però irrisolto il problema di compatibilità tra un patto di mutua difesa e una possibile adesione del Paese al centro della crisi.
Il rilievo per l’Italia
Per l’Italia l’interesse è soprattutto energetico e marittimo: un’eventuale de-escalation ridurrebbe il rischio per traffici e approvvigionamenti attraverso Hormuz, ma al momento non è documentabile alcun effetto sui prezzi o sulle rotte. Da monitorare sono comunicati congiunti, contatti ufficiali USA–Iran, eventuali condizioni per un allargamento del Patto e il comportamento delle parti in Yemen e nel Golfo.



