Il capo dell’esercito pakistano Asim Munir torna a Teheran per la terza volta nel 2026. Islamabad vuole riattivare il percorso negoziale sulla guerra che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele, dopo che la finestra di sessanta giorni prevista dal memorandum di giugno è scaduta senza un rinnovo.

Il Pakistan dispone di canali aperti con Teheran, Washington e diversi governi del Golfo. Questa posizione gli consente di trasmettere proposte e verificare concessioni possibili, ma non gli garantisce la forza necessaria per imporre un’intesa alle parti.

La pressione economica americana può aumentare l’interesse iraniano per un accordo, ma può anche irrigidire la leadership di Teheran se viene percepita come una richiesta di capitolazione. La missione di Munir dovrà quindi ricostruire fiducia prima ancora di discutere i dettagli di un nuovo quadro negoziale.

Il valore dell’iniziativa pakistana sta soprattutto nel mantenere aperto un canale quando quelli ufficiali sono bloccati. Il successo dipenderà però dalla disponibilità di Stati Uniti e Iran a trasformare la mediazione in concessioni verificabili e reciproche.

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