OPEC+ si prepara a mantenere invariata la propria politica di produzione per ottobre, dopo mesi nei quali i principali produttori hanno gradualmente restituito al mercato parte dei tagli volontari. La scelta segnala prudenza in una fase in cui il prezzo del petrolio è guidato soprattutto dalla sicurezza del Golfo.

Il gruppo arriva alla riunione con un problema diverso dal consueto equilibrio tra domanda e offerta. Gli scontri tra Iran e Stati Uniti, gli attacchi contro navi e infrastrutture e la vulnerabilità dello Stretto di Hormuz rendono più difficile prevedere quanta produzione possa effettivamente raggiungere il mercato.

In teoria OPEC+ dispone ancora della leva delle quote per stabilizzare i prezzi. Nella pratica diversi Paesi producono al di sotto degli obiettivi e le interruzioni legate al conflitto possono sottrarre barili indipendentemente dalle decisioni formali prese dal cartello.

Il completamento a settembre della fase di restituzione di una parte dei tagli volontari permette ora ai produttori di fermarsi e osservare il mercato. Una pausa nel quarto trimestre ridurrebbe il rischio di aggiungere nuova offerta proprio mentre trasporti, assicurazioni e infrastrutture energetiche sono sottoposti a maggiore pressione.

Resta inoltre aperto il dossier delle capacità produttive che serviranno a definire le nuove basi dal 2027. È un negoziato sensibile perché stabilisce il peso futuro dei singoli Paesi all'interno dell'alleanza e può riaprire tensioni tra chi ha investito per aumentare la capacità e chi fatica a raggiungere le quote esistenti.

La crisi iraniana modifica quindi il significato stesso della riunione: OPEC+ non deve soltanto decidere quanti barili offrire, ma capire se le rotte che portano quei barili ai clienti resteranno affidabili. Finché Hormuz rimane instabile, la geopolitica continuerà a pesare sul prezzo più delle tabelle di produzione.

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