Il ministro degli Esteri omanita Badr Albusaidi ha annunciato il rinvio della riunione prevista a Salalah. Secondo le comunicazioni di Oman e Iran, alcuni partecipanti hanno chiesto più tempo per costruire una posizione condivisa.

Muscat svolge tradizionalmente un ruolo di mediazione tra Teheran, Paesi arabi e potenze occidentali. I colloqui avrebbero dovuto affrontare la gestione della navigazione e possibili corridoi temporanei nello Stretto.

Il rinvio non chiude il canale diplomatico, ma segnala l’assenza di un’intesa minima. Finché Hormuz resta esposto a restrizioni o minacce, mercati energetici, assicurazioni marittime e trasporti continueranno a incorporare un premio di rischio.

Una crisi prolungata avrebbe effetti ben oltre il Golfo: rincari di petrolio e gas, premi assicurativi più elevati e deviazioni delle rotte raggiungerebbero rapidamente l’industria e i consumatori europei. La mediazione omanita resta perciò uno dei pochi canali capaci di ridurre la pressione senza ricorrere alla forza.

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