L’oleodotto collega i giacimenti orientali dell’Arabia Saudita al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, e può trasportare circa quattro milioni di barili al giorno. Dopo gli attacchi con droni, l’impianto è stato fermato e restano incerte sia l’entità dei danni sia la durata delle riparazioni.

La funzione della condotta è diventata ancora più importante mentre il traffico attraverso Hormuz è condizionato dalla guerra e dalle tensioni regionali. Le scorte presenti a Yanbu possono sostenere le esportazioni soltanto per un periodo limitato, mentre le alternative egiziane non hanno capacità sufficiente per compensare a lungo.

Il problema non riguarda soltanto Riad: investe l’intero sistema energetico che collega Golfo, Mar Rosso, Suez e Mediterraneo. Una fermata prolungata può sottrarre al mercato fino al 4% dell’offerta mondiale di petrolio.

Perché conta per l’Italia: il Paese importa gran parte dell’energia che consuma ed è esposto alle oscillazioni internazionali del greggio. Una riduzione dell’offerta può tradursi in rincari di carburanti, trasporto merci, voli e produzione industriale.

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