Il ritorno del nucleare nel quadro energetico italiano entra in una fase nuova. Il 23 settembre il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge n. 1924, delegando il Governo a disciplinare l’energia nucleare sostenibile. I voti favorevoli sono stati 81, i contrari 51 e gli astenuti 7.

La legge non autorizza automaticamente la costruzione di centrali e non stanzia le risorse necessarie a realizzarle. Stabilisce invece il perimetro entro cui il Governo dovrà adottare uno o più decreti legislativi: produzione e utilizzo dell’energia nucleare, fabbricazione e riprocessamento del combustibile, disattivazione degli impianti esistenti, gestione dei rifiuti radioattivi, ricerca sulla fusione e organismi di controllo.

Il testo richiama in particolare gli Small Modular Reactors e gli Advanced Modular Reactors. Queste tecnologie sono considerate dal Governo più adatte del vecchio modello delle grandi centrali, ma non sono ancora una soluzione commerciale matura e diffusa in Europa. Tempi, costi, standard autorizzativi e disponibilità della filiera resteranno quindi decisivi.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha indicato il 2033-2035 come possibile orizzonte per i primi impianti. È una stima politica e tecnica, non un calendario vincolante. Prima serviranno decreti, regolamenti, localizzazioni, valutazioni ambientali, un modello finanziario e un’intesa credibile con i territori.

Per l’Italia il provvedimento può incidere sul futuro mix energetico, sulla competitività dell’industria e sulla dipendenza dalle importazioni. Offre opportunità a imprese e centri di ricerca già presenti nella filiera internazionale, ma apre anche impegni di lungo periodo su sicurezza, costi, rifiuti e consenso pubblico.

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