Un’inchiesta realizzata con il contributo di Jeune Afrique, Bellingcat e The Sentry ha ricostruito una parte della campagna aerea nel nord del Mali, collegando immagini, coordinate e testimonianze locali. Le stime complessive citate dai ricercatori indicano centinaia di raid e un bilancio civile molto elevato dal settembre 2023.
Le forze armate maliane impiegano droni turchi TB2 e Akıncı con addestramento e supporto tecnico forniti da Ankara. L’Africa Corps utilizza invece velivoli e capacità russe. La compresenza non prova un comando congiunto, ma rende più difficile ricostruire chi abbia autorizzato e condotto ogni attacco.
The Sentry ha documentato casi specifici, tra cui l’uccisione di tredici civili ad Amasrakad e di otto a Kyrnia, senza che siano emerse indagini pubbliche efficaci. Il problema centrale è quindi l’assenza di trasparenza prima e dopo il lancio delle munizioni.
L’uso dei droni sta ridefinendo la guerra nel Sahel. Senza registri delle missioni, indagini indipendenti e tracciabilità delle decisioni, governi, consiglieri militari e fornitori tecnologici possono restare dentro la stessa catena operativa senza assumersi pubblicamente la responsabilità dei risultati.
