L’ampliamento dell’inchiesta

La Procura di Roma ha esteso a Israel Katz, ministro della Difesa israeliano, e ad altri dodici alti responsabili militari, di polizia e dell’amministrazione penitenziaria l’indagine già aperta sul ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. Il procedimento nasce dalle denunce di cinquanta cittadini italiani fermati dopo le missioni della Global Sumud Flotilla tra settembre e ottobre 2025 e tra aprile e maggio 2026. Reuters riferisce che i reati ipotizzati comprendono tortura, sequestro di persona, lesioni, rapina e danneggiamento.

Le accuse degli attivisti

Le accuse derivano dalle testimonianze degli attivisti. I partecipanti alla prima missione hanno denunciato percosse, ferite, minacce di morte e insulti; quelli della seconda hanno riferito anche l’uso di taser e proiettili di gomma. Sono contestazioni gravi, ma in questa fase restano affermazioni da sottoporre ad accertamento. Katz e il capo di Stato maggiore Eyal Zamir non avevano risposto nell’immediato alle richieste di commento citate da Reuters; Ben-Gvir aveva respinto a giugno le notizie sull’indagine a suo carico.

La cooperazione giudiziaria

I magistrati italiani sostengono di avere individuato diversi livelli delle catene di comando coinvolte nelle operazioni. A giugno hanno inviato a Israele una richiesta di assistenza giudiziaria per ricostruire i fatti e le responsabilità individuali; non è stato comunicato se sia arrivata una risposta. La Procura ha inoltre avviato contatti con Eurojust perché procedimenti analoghi sarebbero in corso in altri Paesi europei.

Presunzione d’innocenza e punti aperti

L’apertura o l’estensione di un’indagine non equivale a una condanna e non comporta automaticamente un processo. Il passaggio decisivo sarà la verifica delle testimonianze, dei documenti operativi e delle responsabilità personali. Anche la legalità del blocco navale di Gaza resta oggetto di posizioni contrapposte: gli organizzatori dichiarano di aver tentato di consegnare aiuti umanitari; Israele sostiene che il blocco risponda a esigenze di sicurezza.

Perché conta per l’Italia

Per l’Italia il caso riguarda direttamente la protezione consolare dei propri cittadini e la possibilità di perseguire a Roma reati che si assumono commessi all’estero contro italiani. Sul piano diplomatico, una cooperazione giudiziaria incompleta potrebbe accentuare le tensioni con Israele. Da monitorare: la risposta israeliana alla rogatoria, eventuali perizie mediche e video, le decisioni della Procura e il coordinamento europeo attraverso Eurojust.

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