L’Italia ha approvato il 10 settembre nuove misure per accelerare le autorizzazioni relative alla produzione nazionale di petrolio e gas. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presentato l’intervento come una scelta di sicurezza energetica: secondo il governo, non è coerente acquistare all’estero risorse che possono essere prodotte anche sul territorio nazionale.
Nei casi in cui le autorità locali non assumano una decisione entro i tempi previsti, l’esecutivo potrà nominare commissari speciali. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha definito non più rinviabile lo sblocco delle procedure considerate strategiche.
Secondo i dati riportati da Reuters, l’Italia produce ogni anno circa 29 milioni di barili di greggio, soprattutto in Basilicata, e circa 3 miliardi di metri cubi di gas: quantità che coprono soltanto una parte limitata del fabbisogno. Il gas genera quasi metà dell’elettricità nazionale, la quota più elevata nell’Unione europea.
Perché conta per l’Italia: aumentare la produzione interna può ridurre l’esposizione alle crisi esterne, ma riapre il confronto tra sicurezza immediata, decarbonizzazione e tutela dei territori. Il vero banco di prova sarà capire se la misura resterà emergenziale o diventerà un asse strutturale della politica energetica italiana.
