Israele ha dichiarato di avere distrutto una vasta infrastruttura sotterranea attribuita a Hezbollah sotto la cresta di Ali al-Taher, nel Libano meridionale, a circa quindici chilometri dal confine israeliano. Secondo le Forze di difesa israeliane, la rete superava i due chilometri e comprendeva posti di comando, depositi e ambienti per una permanenza prolungata.

Le informazioni sulle dimensioni e sul contenuto del complesso provengono dalle autorità israeliane e non risultano verificate in modo indipendente. Hezbollah non ha commentato immediatamente l’annuncio.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno sostenuto che le truppe israeliane resteranno nell’area per impedire la ricostituzione delle capacità militari del movimento sciita. La dichiarazione rende evidente il nodo politico: la sicurezza del confine, il futuro disarmo di Hezbollah e i tempi di un eventuale ritiro israeliano continuano a essere strettamente collegati.

Perché conta per l’Italia: Roma partecipa da anni a UNIFIL e considera la stabilità del Libano essenziale per il Mediterraneo. Un’occupazione prolungata, nuovi combattimenti o l’indebolimento delle istituzioni libanesi aumenterebbero i rischi per il contingente italiano e per l’intera architettura diplomatica europea nella regione.

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