Il sud del Libano torna al centro di una pericolosa sequenza di attacchi e rappresaglie. Il ministero della Salute libanese ha riferito almeno sette vittime in una prima serie di raid israeliani, tra cui due donne, con attacchi nelle aree di Nabatieh e lungo la zona di sicurezza dichiarata da Israele.

Il 7 settembre nuovi bombardamenti contro Kfar Rumman hanno provocato altre vittime, comprese donne e bambini, facendo salire ulteriormente il bilancio complessivo. La successione degli episodi richiede quindi di distinguere i dati riferiti alle diverse giornate.

L'esercito israeliano sostiene che gli attacchi siano una risposta al lancio di due droni esplosivi di Hezbollah contro soldati israeliani. Uno dei velivoli sarebbe stato intercettato senza causare feriti; Israele afferma inoltre di avere colpito uomini e infrastrutture del movimento sciita.

Beirut denuncia invece nuove violazioni della sovranità libanese e un costo crescente per i civili. Gli attacchi colpiscono un territorio già segnato da sfollamenti, distruzioni e difficoltà nella ricostruzione dopo mesi di combattimenti.

Il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti non ha eliminato le cause dello scontro. Israele pretende il disarmo di Hezbollah e mantiene posizioni militari oltre il confine; il movimento conserva capacità di lancio e lega il proprio arretramento alle scelte di Beirut e al ritiro israeliano.

Ogni nuovo scambio riduce lo spazio per l'attuazione della tregua e aumenta il rischio che il fronte libanese torni a saldarsi con la guerra regionale tra Israele, Iran e gruppi alleati di Teheran.

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