Un sondaggio Maskína condotto su 1.019 persone tra il 21 e il 25 agosto assegna il 51,3% al fronte favorevole alla riapertura dei negoziati con Bruxelles e il 48,7% ai contrari. Il vantaggio è ristretto e descrive un Paese quasi diviso a metà.
Il voto non riguarda l’ingresso immediato dell’Islanda nell’Unione europea. Un eventuale successo autorizzerebbe il governo a riprendere i colloqui interrotti; l’accordo finale dovrebbe poi essere sottoposto a un secondo referendum.
Secondo un memorandum del Ministero degli Esteri, il negoziato potrebbe iniziare entro la fine del 2026 e durare tra diciotto e ventiquattro mesi. Pesca, sovranità normativa, moneta e accesso al mercato unico restano i dossier più sensibili.
La dimensione geopolitica pesa quanto quella economica. La crescente centralità dell’Artico e la pressione sulla sicurezza europea spingono Reykjavík a valutare se lo Spazio economico europeo sia ancora sufficiente o se serva una collocazione politica più strutturata.
