Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha inviato una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres e al Consiglio di sicurezza. Teheran accusa Washington di voler smantellare le sue relazioni economiche legittime dopo non essere riuscita a raggiungere con la forza i propri obiettivi politici e militari.
Gli Stati Uniti hanno annunciato nuove misure per restringere ulteriormente l’accesso iraniano ai mercati e ai circuiti finanziari internazionali. La pressione non riguarda soltanto soggetti iraniani: può colpire anche banche, imprese e partner commerciali stranieri, aumentando il costo di ogni rapporto con Teheran.
La crisi economica si intreccia con quella marittima. L’autorità britannica per la sicurezza della navigazione ha reso noto che il 25 agosto una petroliera è stata raggiunta da un proiettile non identificato nello Stretto di Hormuz. L’incendio sviluppatosi a bordo è stato domato e l’equipaggio risulta al sicuro. L’episodio segue un altro attacco segnalato nell’arco di due giorni.
In uno spazio attraversato da una parte essenziale dei flussi energetici mondiali, anche un incidente limitato può produrre effetti su premi assicurativi, rotte e prezzi. L’assenza di un’attribuzione certa impone cautela, ma la ripetizione degli episodi aumenta il rischio di errore di calcolo e risposta militare.
Sul piano diplomatico, il primo ministro del Qatar è arrivato a Teheran per favorire una riduzione della tensione, dopo iniziative analoghe di Pakistan e Oman. Questi tentativi mostrano l’interesse dei Paesi della regione a impedire che sanzioni, guerra marittima e ritorsioni si saldino in una crisi più ampia e difficile da contenere.
