Il governatore della Banca centrale Abdolnasser Hemmati ha riconosciuto che le esportazioni di petrolio si sono quasi fermate, sostenendo però che l’Iran disponga di riserve di liquidità conservate in luoghi non raggiungibili dagli Stati Uniti.

Sul mercato aperto il rial è sceso fino a circa 2,05 milioni per dollaro, un nuovo minimo storico. La svalutazione rende più costose le importazioni e trasferisce rapidamente la pressione delle sanzioni sui prezzi pagati dalle famiglie.

Le rilevazioni citate indicano per luglio un aumento annuo del 128% dei prezzi alimentari. Alle difficoltà monetarie si sono aggiunte carenze di benzina in grandi città come Teheran, Mashhad e Karaj, segnale di tensioni che raggiungono anche la distribuzione interna.

Le riserve possono offrire tempo allo Stato, ma non risolvono il problema della fiducia, dei canali bancari e della capacità di esportare. Lo scontro economico diventa così una prova di resistenza: Washington punta a restringere le entrate, Teheran a dimostrare di poter assorbire il costo senza concessioni politiche.

Condividi