I piani descritti a Reuters
Teheran ha predisposto piani dettagliati per colpire i cavi di telecomunicazione sottomarini nel Golfo se Stati Uniti e Israele dovessero riprendere gli attacchi contro l’Iran. Lo hanno riferito a Reuters due alti funzionari iraniani della sicurezza, rimasti anonimi per la sensibilità del dossier. Uno dei due ha aggiunto che l’obiettivo includerebbe ostacolare le riparazioni, così da prolungare l’interruzione. Si tratta di una pianificazione condizionata e non della notizia di un attacco già avvenuto.
La minaccia pubblica dei Guardiani
La minaccia ha anche una componente pubblica. Esponenti dei Guardiani della rivoluzione avevano indicato sette grandi collegamenti internet che attraversano lo Stretto di Hormuz come possibili bersagli in caso di nuova guerra. L’esistenza di dichiarazioni ufficiali rafforza la credibilità politica della deterrenza, ma non consente di verificare in modo indipendente tutti i dettagli operativi confidati dalle fonti anonime a Reuters.
Un rischio soprattutto regionale
L’impatto sarebbe soprattutto regionale. TeleGeography identifica nello stretto sistemi come AAE-1, FALCON e Gulf Bridge International e rileva che i Paesi del Golfo dispongono anche di collegamenti terrestri o approdi alternativi. La ridondanza riduce il rischio di un blackout globale, ma non assicura che le reti di riserva possano assorbire tutto il traffico. Interruzioni multiple potrebbero rallentare accesso a internet, pagamenti, servizi cloud e attività finanziarie.
Il problema delle riparazioni
La riparazione in un’area di guerra sarebbe il punto più vulnerabile. Le navi specializzate devono ottenere permessi, localizzare il guasto e restare ferme durante i lavori. Con lo stretto insicuro, assicurazioni, accesso alle acque territoriali e protezione degli equipaggi potrebbero dilatare i tempi. La minaccia mira quindi anche a fare pressione sui governi del Golfo e sugli operatori tecnologici che hanno investito in data center e intelligenza artificiale nella regione.
Perché conta per l’Italia
Per l’Italia il rischio diretto è inferiore a quello di un blocco petrolifero, ma non trascurabile. Imprese, banche e piattaforme europee dipendono da servizi digitali distribuiti e da collegamenti con il Medio Oriente e l’Asia. Un guasto circoscritto potrebbe essere assorbito da rotte alternative; un attacco coordinato, insieme a incidenti navali e danni ai data center, aumenterebbe invece costi, latenza e rischi operativi per le filiere che attraversano il Golfo.
Che cosa monitorare
Da monitorare: eventuali comunicati iraniani che trasformino la minaccia in ordine operativo, avvisi dei consorzi dei cavi, movimenti delle navi di manutenzione e misure di protezione adottate da Oman ed Emirati. Il fatto verificato è l’emersione dei piani e della minaccia; capacità, tempi e decisione di eseguirli restano incerti.



