Masoud Pezeshkian ha dichiarato al vertice SCO che l’Iran è pronto a tornare immediatamente agli impegni dell’accordo provvisorio di giugno se gli Stati Uniti faranno lo stesso. La proposta arriva dopo una nuova, limitata, ripresa degli scambi militari.

Donald Trump ha risposto mantenendo una linea coercitiva e promettendo conseguenze molto dure in caso di nuove azioni iraniane. La distanza tra disponibilità negoziale e minaccia militare rende difficile distinguere la diplomazia dalla pressione tattica.

Nello Stretto di Hormuz una petroliera è stata colpita da tre proiettili non identificati. L’episodio non ha ancora un’attribuzione definitiva, ma dimostra quanto un singolo incidente possa riaccendere rapidamente la crisi.

Il Brent sopra i novanta dollari incorpora il rischio sulle rotte del Golfo. Per Teheran, Hormuz resta una leva strategica; per Washington, mantenerlo aperto senza un impegno militare indefinito è il nodo centrale di qualsiasi intesa.

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