L’Arabia Saudita ha chiuso in via precauzionale l’oleodotto Est–Ovest dopo un attacco con droni che, secondo Baghdad e Riad, è partito dall’Iraq. La responsabilità dell’azione non è stata attribuita in modo definitivo. L’impianto, lungo circa 1.200 chilometri, collega i giacimenti orientali sauditi al Mar Rosso e permette di aggirare lo Stretto di Hormuz.
Negli ultimi mesi la condotta ha trasportato tra 4 e 5 milioni di barili al giorno, equivalenti al 4–5% dell’offerta mondiale. La sua interruzione arriva mentre il traffico delle petroliere attraverso Hormuz è fortemente ridotto e il petrolio è tornato sopra i 100 dollari al barile.
Quattro fonti governative yemenite hanno inoltre riferito a Reuters che gli Houthi hanno conquistato l’isola di Perim, nello stretto di Bab el-Mandeb. Il movimento sostiene che la navigazione resti sicura per tutte le navi tranne quelle saudite, ma la presenza sull’isola aumenta la capacità di pressione sulla porta meridionale del Mar Rosso.
Perché conta per l’Italia: Bab el-Mandeb e Suez sono il collegamento più diretto tra Asia, Mediterraneo e porti italiani. La combinazione tra insicurezza marittima e vulnerabilità delle infrastrutture saudite può aumentare noli, assicurazioni, tempi di consegna e costo dell’energia per famiglie e imprese italiane.
