L’Alta Corte di Hong Kong ha condannato tre ex dirigenti dell’Alleanza di Hong Kong, l’organizzazione che per decenni aveva promosso le veglie in memoria della repressione di Piazza Tiananmen del 1989. Lee Cheuk-yan ha ricevuto sette anni di carcere, Chow Hang-tung sette anni e tre mesi e Albert Ho cinque anni e due mesi.

Lee e Chow si erano dichiarati non colpevoli; Ho aveva ammesso la propria responsabilità, ottenendo una riduzione della pena. L’accusa si è fondata sulla legge sulla sicurezza nazionale imposta nel 2020. Secondo i giudici, la richiesta storicamente sostenuta dall’organizzazione di porre fine al sistema politico a partito unico configurava un intento sovversivo.

Per Pechino la normativa ha ristabilito stabilità dopo le proteste del 2019. Per oppositori, organizzazioni internazionali e governi critici, il procedimento dimostra invece quanto si sia ristretto lo spazio per il dissenso e la mobilitazione politica nella città.

Perché conta per l’Italia: Hong Kong resta un centro finanziario e commerciale rilevante per le imprese europee. L’evoluzione dello Stato di diritto, dell’autonomia giudiziaria e delle libertà civili incide sulla valutazione del rischio politico e sul più ampio rapporto dell’Italia e dell’Unione europea con la Cina.

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