Khalifa Haftar ha espresso sostegno al lavoro della commissione militare congiunta 4+4 e al nuovo percorso promosso dalle Nazioni Unite tra autorità dell’ovest e dell’est. L’obiettivo dichiarato è trasformare il cessate il fuoco e il coordinamento militare in una tabella di marcia verso istituzioni unificate ed elezioni.

Il segnale diplomatico arriva però mentre nell’est libico sono riprese le esecuzioni mediante fucilazione. Dieci persone sono state messe a morte dopo condanne pronunciate da tribunali militari; organizzazioni per i diritti umani contestano garanzie processuali e uso della giustizia militare contro civili.

I due sviluppi non si annullano, ma descrivono la struttura reale del potere. Haftar può sostenere un negoziato internazionale e, nello stesso tempo, conservare un apparato di sicurezza e giudiziario autonomo che limita l’unificazione dello Stato di diritto.

La stabilità libica non dipende soltanto dal calendario elettorale. Un accordo politico privo di istituzioni giudiziarie condivise e di garanzie processuali rischia di consolidare la divisione tra apparati rivali invece di ricostruire uno Stato unitario.

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