Germania e Francia sostengono una riforma che porrebbe l’Alto rappresentante Kaja Kallas sotto una supervisione più diretta della presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Il progetto riguarda il coordinamento della politica estera europea e dei dipartimenti che ne finanziano l’azione.
La Commissione avrebbe un ruolo più incisivo sugli aiuti allo sviluppo, sull’assistenza umanitaria e sull’industria della difesa. Il Servizio europeo per l’azione esterna, oggi dotato di una propria catena amministrativa, risulterebbe ridimensionato.
I sostenitori della riforma ritengono che la frammentazione rallenti le decisioni dell’UE nelle crisi. I critici temono invece una concentrazione di potere nella Commissione e una politica estera ancora più dipendente dagli equilibri fra le grandi capitali.
La contesa non è soltanto personale. Stabilire chi coordina diplomazia, bilancio e difesa significa decidere se l’Unione vuole agire come confederazione di Stati o come potenza politica con una direzione più centralizzata.
