Il Forum delle Isole del Pacifico ha espresso preoccupazione per un recente lancio missilistico cinese nell'area regionale, ma non è riuscito a trasformare il disagio in una posizione realmente unitaria. Il testo finale evita una condanna diretta di Pechino e riflette le diverse sensibilità dei membri.

Palau e altri governi avrebbero voluto una formulazione più netta sulla sicurezza dei lanci balistici e sulla necessità di proteggere le rotte marittime e aeree. Nauru ha però preso le distanze da un linguaggio che potesse apparire come un allineamento automatico con Stati Uniti e alleati.

L'assenza di Kiribati dal confronto rafforza la percezione di un Pacifico politicamente più frammentato. I piccoli Stati insulari cercano investimenti, infrastrutture e sostegno climatico, ma sono sempre più costretti a bilanciare le offerte cinesi con i rapporti tradizionali con Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Taiwan.

La questione tecnica delle notifiche dei lanci diventa così un problema di sovranità regionale. I governi chiedono preavvisi sufficienti per evitare rischi alla navigazione e alle popolazioni, ma non tutti vogliono trasformare questa richiesta in una presa di posizione geopolitica contro Pechino.

Per la Cina, mantenere rapporti bilaterali con i singoli Stati è un modo per ridurre la capacità del Forum di produrre posizioni comuni. Per i rivali di Pechino, invece, l'unità regionale è essenziale per impedire che infrastrutture, porti e accordi di sicurezza vengano negoziati caso per caso senza trasparenza.

Il vertice di Palau mostra quindi il limite della diplomazia del Pacifico: la regione vuole restare fuori dalla logica dei blocchi, ma la competizione tra grandi potenze entra ormai anche nelle decisioni apparentemente tecniche. La sicurezza missilistica diventa un nuovo test della coesione politica insulare.

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