La Corte d’Appello di Milano ha confermato l’11 settembre l’ordine di arrestare gli altoforni dell’ex Ilva di Taranto e di procedere al risanamento dell’area a caldo. Il ricorso presentato da Acciaierie d’Italia è stato respinto perché, secondo il provvedimento richiamato da Reuters, le salvaguardie ambientali non garantivano una protezione adeguata dei residenti dall’inquinamento.
La decisione riguarda il più grande impianto siderurgico italiano, centrale per le forniture destinate a edilizia, automotive e manifattura. Lo stabilimento occupa direttamente circa ottomila lavoratori, oltre all’indotto, ed è l’unico sito nazionale che produce acciaio primario attraverso il ciclo integrale ad altoforno.
Acciaierie d’Italia ha avvertito che il raffreddamento degli impianti potrebbe rendere difficile o impossibile un successivo riavvio. Il governo deve tenere insieme salute pubblica, continuità produttiva e occupazione, mentre resta sul tavolo la transizione verso forni elettrici e ferro preridotto.
Perché conta per l’Italia: senza una capacità siderurgica nazionale affidabile, il Paese aumenta la dipendenza dalle importazioni proprio mentre acciaio, difesa, cantieristica e infrastrutture tornano a essere considerati settori strategici.
