La pressione sui governi europei
Governi e operatori europei stanno valutando un ampliamento dei poteri per difendere infrastrutture critiche dai droni. Secondo una ricognizione pubblicata da Reuters il 21 ottobre, aziende elettriche, gestori di trasporti e altri soggetti chiedono di poter rilevare e disturbare velivoli ostili, mentre in alcuni Paesi il dibattito arriva fino alla neutralizzazione attiva. La spinta nasce dall’aumento delle incursioni e dal timore di attacchi ibridi contro reti essenziali.
Il problema della responsabilità
Le soluzioni nazionali differiscono e il dibattito sui poteri degli operatori resta aperto. Il problema non è soltanto tecnologico: abbattere o deviare un drone può causare danni a persone e beni, interferire con comunicazioni legittime e creare conflitti di competenza con polizia e forze armate. Senza una catena di comando e responsabilità definita, una capacità tecnica disponibile può restare inutilizzabile.
Il quadro normativo UE
L’Unione europea ha già rafforzato gli obblighi di gestione del rischio attraverso la direttiva NIS2 e la direttiva sulla resilienza dei soggetti critici. Queste norme impongono misure organizzative e di protezione, ma non attribuiscono automaticamente a ogni gestore il potere di impiegare jammer o sistemi cinetici. Le decisioni operative restano legate alle leggi nazionali e alla tutela dello spazio aereo.
Perché riguarda l’Italia
Per l’Italia il tema coinvolge reti elettriche, porti, aeroporti, impianti energetici, telecomunicazioni e infrastrutture sottomarine. Il Paese deve conciliare protezione fisica, sicurezza cyber e continuità dei servizi. Una frammentazione delle regole europee può inoltre complicare acquisti, certificazioni e cooperazione transfrontaliera fra operatori che gestiscono reti interconnesse.
Le decisioni necessarie
Le scelte da seguire sono tre: chi può intervenire, con quali tecnologie e chi risponde degli effetti. Prima di trasferire poteri coercitivi a soggetti privati servono criteri di autorizzazione, formazione e controllo. Il mercato dei sistemi anti-drone crescerà comunque; la priorità politica è evitare che velocità dell’acquisto e urgenza della minaccia precedano le garanzie giuridiche e operative.



