L'Europa ha aumentato la spesa militare, ma non sarebbe ancora pronta a sostenere una guerra di logoramento prolungata contro la Russia. È il giudizio emerso in un forum della Conferenza sulla sicurezza di Monaco con pianificatori e funzionari della difesa collegati a NATO e Unione Europea.
Il problema non riguarda soltanto munizioni e capacità industriale. Secondo i partecipanti, opinioni pubbliche e sistemi politici non sono stati preparati ai costi economici, umani e sociali di un conflitto lungo.
Anni di investimenti insufficienti hanno ridotto scorte, personale e capacità produttiva. Mosca, al contrario, ha orientato parte crescente della propria economia verso lo sforzo bellico e può accettare perdite e tempi più lunghi.
Un ex esponente del governo britannico ha criticato l'incapacità occidentale di spiegare la guerra ibrida: sabotaggi, disinformazione, interferenze elettorali e attacchi informatici restano sotto la soglia dello scontro aperto ma logorano le società.
Antonio Tajani ha ricordato che l'Italia subisce attacchi informatici quotidiani e non è immune dalle interferenze russe. La resilienza civile diventa quindi parte integrante della deterrenza, insieme alla difesa convenzionale.
L'avvertimento non annuncia una guerra inevitabile. Indica però che la credibilità europea dipenderà dalla capacità di sostenere nel tempo produzione, infrastrutture, unità politica e consenso democratico.
