Le elezioni parlamentari del 13 settembre hanno prodotto un risultato molto equilibrato. I dati preliminari assegnano un margine ridotto all’opposizione di centrosinistra, mentre restano da conteggiare voti anticipati e provenienti dall’estero.
Il sistema proporzionale svedese richiede coalizioni o accordi parlamentari. Andersson può tornare alla guida del governo solo ricomponendo interessi diversi; il premier uscente Ulf Kristersson dipende dagli equilibri nel campo conservatore.
La formazione dell’esecutivo può richiedere tempo. Sulla politica estera è meno probabile una svolta radicale: sostegno all’Ucraina, appartenenza alla NATO e rafforzamento della difesa raccolgono un consenso ampio.
La composizione del prossimo governo inciderà sui negoziati europei relativi a bilancio, migrazione e competitività, oltre che sulla sicurezza del Baltico. La Svezia, ormai membro della NATO e sede di un’industria avanzata della difesa, avrà un peso crescente nelle scelte strategiche dell’Europa settentrionale.
