Due ufficiali uccisi
Due ufficiali dell’esercito egiziano sono stati uccisi durante la campagna contro l’estrazione illegale dell’oro lungo il confine meridionale, secondo il portavoce militare del Cairo. Il comunicato del 5 novembre non precisa quando siano avvenute le morti. L’operazione è iniziata a giugno e ha già completato tre fasi; una quarta è prevista dal 7 novembre in coordinamento con le autorità sudanesi.
I dati dell’operazione
Le forze armate egiziane dichiarano di aver arrestato 151 cittadini egiziani e 540 stranieri e di aver ricevuto la resa di 6.614 persone. Il bilancio operativo comprende veicoli, armi, esplosivi, strumenti di estrazione e grandi quantità di minerale. Sono dati forniti dall’esercito e non risultano verificati in modo indipendente sul terreno, un’area remota e difficile da monitorare.
L’accusa non confermata sul raid
Il gruppo sudanese di avvocati Emergency Lawyers sostiene che un attacco aereo egiziano in ottobre abbia ucciso 72 minatori artigianali. Attribuisce il raid al Cairo, che non ha risposto pubblicamente all’accusa citata da Reuters. La cifra e la responsabilità non possono quindi essere presentate come fatti accertati. Le autorità egiziane descrivono la campagna come contrasto a criminalità, traffici e sfruttamento illegale delle risorse.
Oro e sicurezza di confine
La fascia di confine è strategica perché incrocia miniere d’oro, contrabbando, movimenti armati e la disputa territoriale su Halaib e Shalateen. L’oro è una fonte di valuta e finanziamento per molte reti sudanesi durante la guerra civile. Una militarizzazione più intensa può ridurre alcuni traffici ma anche spostare rotte, aumentare gli scontri e aggravare le tensioni con le comunità di minatori.
Interesse italiano e cosa monitorare
Per l’Italia non emerge un effetto diretto documentato. Il dossier riguarda però la stabilità di Egitto e Sudan, due Paesi centrali per il Mediterraneo allargato, il Mar Rosso e le rotte migratorie. Da monitorare sono la quarta fase dell’operazione, le prove sull’attacco denunciato, il coordinamento con Khartoum e l’eventuale coinvolgimento delle parti sudanesi. Servono conferme indipendenti su vittime, arresti e trattamento dei fermati.



