L’Italia è immersa nel Mediterraneo, dipende dalle sue rotte e ne subisce direttamente le crisi, ma fatica a riconoscere il mare come il proprio principale spazio strategico. È il paradosso affrontato da Dario Fabbri nel nuovo video pubblicato da Geopolitica Quotidiana.
La penisola si trova tra Europa continentale, Nord Africa, Balcani e Medio Oriente. Da questa posizione derivano opportunità commerciali, influenza culturale e valore militare, ma anche una forte esposizione alle tensioni che attraversano il bacino: energia, migrazioni, instabilità libica, competizione navale e sicurezza delle infrastrutture.
Secondo Fabbri, il problema non è soltanto politico. Una parte dell’identità italiana tende a guardare verso il cuore dell’Europa e a considerare il Mediterraneo come una periferia problematica, anziché come il luogo nel quale il Paese potrebbe esercitare una funzione autonoma.
Questa distanza tra geografia e percezione limita la capacità di elaborare una strategia continuativa. L’Italia reagisce alle emergenze, ma raramente trasforma porti, marina, collegamenti energetici e rapporti con la sponda meridionale in un progetto nazionale di lungo periodo.
Il Mediterraneo resta invece decisivo per le importazioni energetiche, il commercio con l’Asia attraverso Suez e la protezione dei cavi sottomarini. Anche la presenza di Stati Uniti, Francia, Turchia, Russia e Cina dimostra che il bacino non è uno spazio marginale, ma uno dei punti di contatto tra le principali competizioni globali.
Accettare la propria natura mediterranea non significa allontanarsi dall’Europa. Significa comprendere quale contributo specifico l’Italia può offrire al continente: collegarlo al Nord Africa, presidiare le rotte marittime e trasformare la propria posizione geografica in capacità politica.
Il video propone quindi una domanda più ampia sull’identità strategica italiana. Finché il Paese non riconoscerà il mare come parte centrale della propria storia e del proprio futuro, continuerà a possedere una posizione preziosa senza riuscire a convertirla pienamente in influenza.