Il Canale di Panama entra in una nuova fase di restrizioni. La nuova amministratrice Ilya Espino de Marotta ha confermato che dal 15 settembre il numero massimo di transiti giornalieri scenderà a 32, dopo essere già passato da 36 a 34 all'inizio del mese.

La causa è la riduzione delle riserve d'acqua nei laghi Gatún e Alajuela, indispensabili al funzionamento delle chiuse. Ogni attraversamento utilizza in media circa 200 milioni di litri d'acqua dolce, rendendo l'infrastruttura particolarmente esposta a una siccità prolungata.

Se le piogge di settembre, ottobre e novembre non saranno sufficienti, l'Autorità potrebbe ridurre la capacità a circa 29 navi al giorno tra febbraio e marzo. Anche il pescaggio massimo viene progressivamente abbassato, costringendo alcune imbarcazioni a trasportare meno carico.

Il canale gestisce circa il 5% del commercio marittimo mondiale. Meno slot significano aste più costose, tempi d'attesa più lunghi e possibili deviazioni, con ricadute sui prezzi di energia, materie prime e merci dirette soprattutto verso gli Stati Uniti.

La crisi assume un peso maggiore mentre il traffico nello Stretto di Hormuz è condizionato dalla guerra regionale. Due dei principali passaggi marittimi del pianeta risultano così sottoposti contemporaneamente a pressioni climatiche e geopolitiche.

Panama punta sul futuro bacino del Río Indio per aumentare la disponibilità idrica, ma l'opera richiederà anni. Nel breve periodo, l'andamento delle piogge determinerà quanta capacità il canale potrà offrire alle compagnie.

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