Il primo ministro canadese Mark Carney ha annunciato il nuovo impegno durante l’incontro del 10 settembre con il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy a Calgary. Il piano lega l’espansione della capacità industriale canadese a un sostegno militare continuativo: secondo Carney, un terzo dei droni che il Canada intende produrre nei prossimi due anni sarà destinato all’Ucraina.

Ottawa ha inoltre previsto un pacchetto da 350 milioni di dollari canadesi per l’acquisto di intercettori destinati alla difesa aerea. A questa componente si aggiungono quasi 435 milioni di dollari canadesi in garanzie sui prestiti alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, con l’obiettivo di sostenere gli acquisti energetici ucraini prima dell’inverno.

L’annuncio mostra come il sostegno occidentale stia entrando in una fase più industriale: non soltanto trasferimenti dalle scorte esistenti, ma produzione programmata, filiere dedicate e accordi pluriennali.

Perché conta per l’Italia: l’aumento della produzione canadese di droni e intercettori riguarda anche il dibattito europeo sull’autonomia industriale della difesa. Per Roma significa valutare capacità produttive, interoperabilità NATO e possibili collaborazioni nel settore dei sistemi senza pilota e della difesa aerea.

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