I ministri degli Esteri di Cambogia e Thailandia hanno presentato le rispettive posizioni alla prima riunione della commissione di conciliazione prevista dalla Convenzione ONU sul diritto del mare.

Phnom Penh punta a un trattato che stabilisca un unico confine marittimo oppure, in alternativa, a un accordo per lo sviluppo congiunto e la condivisione delle risorse. Bangkok afferma di partecipare in buona fede, pur preferendo negoziati diretti.

La disputa riguarda circa 26.000 chilometri quadrati nel Golfo di Thailandia, un’area alla quale vengono attribuite importanti riserve di gas e petrolio. Le tensioni terrestri hanno reso più difficile separare il dossier energetico da quello politico.

Le raccomandazioni della commissione non saranno vincolanti, ma il procedimento offre un canale istituzionale per evitare nuove escalation e trasformare una zona contesa in cooperazione economica.

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