Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha sostenuto che l’economia iraniana potrebbe arrivare al collasso nel giro di poche settimane o mesi. La valutazione, formulata a margine del vertice finanziario del G20 ad Asheville, riflette la convinzione dell’amministrazione americana che la pressione economica stia riducendo rapidamente il margine di manovra di Teheran.

Secondo Bessent, la crescente aggressività iraniana sarebbe anche una risposta alle perdite economiche accumulate. L’obiettivo di Washington è rendere sempre più difficile per la Repubblica islamica finanziare importazioni strategiche, apparati militari e reti regionali, senza affidarsi esclusivamente alla forza armata.

L’ultima ondata di sanzioni ha colpito cinque aree considerate decisive: aviazione, attività digitali, commercio dell’oro, tecnologia e trasporto marittimo. Le misure hanno interessato anche decine di persone, società e imbarcazioni accusate di facilitare i flussi finanziari ed energetici iraniani.

Il Tesoro americano valuta ulteriori interventi contro banche, compagnie aeree, società di leasing, operatori navali e strumenti digitali utilizzati per aggirare le restrizioni. Bessent ha lasciato intendere che nuovi pacchetti potrebbero essere annunciati con frequenza settimanale, trasformando le sanzioni in una campagna continuativa.

La previsione di un collasso resta però una valutazione politica americana, non un esito automatico. L’Iran dispone di esperienza nell’elusione delle sanzioni, di reti commerciali informali e di rapporti con partner disposti a mantenere alcuni scambi. Al tempo stesso, inflazione, svalutazione, scarsità di investimenti e difficoltà energetiche aumentano la pressione sulla popolazione e sul bilancio statale.

La strategia statunitense punta a costringere Teheran a scegliere tra un compromesso e un deterioramento economico più profondo. Il rischio è che la leadership iraniana risponda aumentando la pressione sullo Stretto di Hormuz e sugli interessi americani, collegando ancora più strettamente la crisi finanziaria alla sicurezza regionale.

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