Attacchi con droni e missili attribuiti agli Houthi hanno colpito Abha, Khamis Mushait, Jizan e Najran, ferendo 73 persone e provocando incendi in infrastrutture energetiche. Alcune attività sono state sospese temporaneamente mentre le autorità saudite valutavano i danni.

Il portavoce della coalizione, maggiore generale Turki al-Maliki, ha definito l’episodio una pericolosa escalation e ha promesso misure operative contro le fonti della minaccia. Gli Houthi sostengono invece che l’azione risponda alla nuova campagna di raid sauditi nello Yemen.

La portata geografica degli attacchi mostra la capacità del movimento yemenita di trasferire il conflitto oltre il Mar Rosso e di esercitare pressione diretta sulle infrastrutture del Golfo. Il rischio non riguarda soltanto la sicurezza locale: ogni interruzione nei poli energetici sauditi si riflette sulle aspettative del mercato petrolifero.

Una risposta militare di Riyad potrebbe riaprire pienamente un fronte che la tregua del 2022 aveva congelato senza risolverlo. La priorità strategica saudita sarà ristabilire la deterrenza evitando al tempo stesso di entrare in una spirale di rappresaglie sempre più difficile da contenere.

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