L'Agenzia internazionale per l'energia atomica non è in grado di verificare sul posto la posizione e la quantità del materiale nucleare dichiarato dall'Iran. Rafael Grossi ha definito urgente il ripristino dell'accesso degli ispettori.
La perdita di continuità informativa dura da oltre un anno e riguarda in particolare le scorte di uranio arricchito al 60%, un livello vicino alla soglia tecnica necessaria per raggiungere rapidamente la qualità militare.
Secondo le ultime stime disponibili, l'Iran disponeva di circa 440,9 chilogrammi di materiale al 60%. Il dato non dimostra l'esistenza di un'arma, ma rende essenziale conoscere ubicazione, integrità e utilizzo delle scorte.
Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania hanno predisposto una risoluzione che potrebbe segnalare la mancata cooperazione iraniana al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Teheran afferma che il programma ha finalità pacifiche e minaccia misure di risposta se la procedura verrà approvata. Russia e Cina potrebbero inoltre bloccare eventuali decisioni punitive al Consiglio di Sicurezza.
La crisi ruota ormai attorno alla verificabilità. Senza ispezioni, aumenta l'incertezza sulle intenzioni iraniane e si riduce lo spazio per una soluzione diplomatica credibile.
